Shuang chiang – Discesa della brina – 24/10/2015 – 8/11/2015

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Riprendo con questo post una serie iniziata qualche anno fa ispirata al calendario cinese.

In questo calendario l’anno è diviso in 24 periodi di 14 giorni l’uno, con un nome ispirato alle caratteristiche più significative del tempo meteorologico e degli eventi naturali.

Ricordate che la cultura cinese è essenzialmente basata sull’agricoltura e su un legame molto stretto e profondo con i fenomeni naturali; oggi si abuserebbe del termine “olistico” per descrivere questo approccio, in cui si evidenziano soprattutto le similitudini, le affinità e le relazioni piuttosto che le classificazioni, le divisioni e i modelli astratti.

Mi ispiro ai periodi cinesi, e al loro nome molto evocativo, per suggerire alcune pratiche o attività tipiche del periodo in un giardino.

Anche se in questi ultimi anni stiamo osservando una trasformazione del tempo meteorologico decisamente significativa, rispetto anche solo ai ricordi dei non più giovanissimi, e quindi tutto va preso con buon senso e sensibilità personale per adattarlo alle condizioni locali specifiche, come sempre le mie indicazioni fanno riferimento al luogo in cui vivo, cioè la Pianura Padana vicino a Torino.

Ciò premesso, questo periodo di fine Ottobre è, o dovrebbe essere, caratterizzato da un deciso abbassamento delle temperature, soprattutto di notte, che, unito all’umidità, produce il fenomeno del nome, la brina.

Cosa si deve fare in giardino in questo periodo?

Due cose principali:

– effettuare i nuovi impianti

– preparare le aiuole per l’inverno

Dato che la prima può essere effettuata anche in Novembre, questa volta parlo della seconda, anche se sembra apparentemente illogico: infatti se in un’aiuola si dovranno fare degli impianti, ovviamente l’aiuola stessa o almeno nella zona vicina alla nuova buca, la preparazione sarà completata solo dopo l’impianto.

Non è detto però che tutte le zone del giardino siano “smosse” tutti gli anni, quindi iniziare da qui ha comunque senso.

 

Come sapete (*), il suolo non dovrebbe mairestare scoperto, con la terra nuda (se non ovviamente per periodi molto brevi); nelle zone non coperte da prato o da sentieri, quindi, è necessario un qualche tipo di pacciamatura.Non mi dilungo sui pregi, infiniti, e sulle tipologie, numerose, di pacciamatura; voglio solo descrivere quello che secondo me è un buon metodo da utilizzare in un’aiuola, che estesa in lunghezza può diventare un classico mixed border (**): una zona caratterizzata da una piantagione densa di arbusti, erbacee perenni (e annuali) e qualche albero, se lo spazio lo permette.

In un’aiuola, la soluzione che io preferisco è quella della “pacciamatura viva” cioè usare piante tappezzanti per coprire il terreno: in questo modo non solo si ottiene il risultato di proteggere il suolo, ma lo si fa creando un tappeto colorato, mutevole e che contribuisce alla biodiversità.

Ci sono tantissime piante tappezzanti, sempreverdi, a foglia decidua, fiorite, e non esiste nessuna situazione di esposizione, clima, umidità, che non permetta di individuarne una lista numerosa.

Anzi, il livello delle tappezzanti, le cosiddette ground-cover per gli amanti del mixed-border anglofono, fa parte integrante della progettazione dello spazio e costituisce non solo un fondamentale sfondo sul piano orizzontale ma anche un’infinita possibilità di colori, variegature, effetti sfumati o puntinati di fiori.

Questa soluzione ha però un problema: in fase di impianto è necessario mantenere uno spazio fra ogni singola piantina, per permettere il suo sviluppo e alcune specie potranno richiedere qualche anno per arrivare alle dimensioni definitive; questo spazio “vuoto” sarà quindi subito colonizzato dai semi di piante annuali a crescita veloce, quelle che di solito identifichiamo come erbacce.

Come si supera questo periodo delicato, proteggendo le giovani piante che abbiamo scelto e il suolo fra di esse?

Risposta esatta! Con la pacciamatura.

In situazioni standard (nella mia zona) una buona soluzione è data dalla corteccia di pino, disponibile nei garden e che risolve in modo esteticamente non invasivo il problema; gradualmente si decomporrà e verrà inglobata nello strato superficiale del terreno, ma nel frattempo ridurrà (non eliminerà…) la germinazione delle infestanti.

Un’altra soluzione è il cippato, BRF (bois rameal fragmenté) (***) che oltretutto rappresenta un ottimo metodo per riutilizzare le ramaglie di risulta delle potature, vostre o dei vostri amici: serve una cippatrice, o biotrituratore, che però potrebbe essere un buon investimento, eventualmente di gruppo. Se nel vostro giardino ci sono molti arbusti e alberi a foglia caduca, è anche un utilissimo strumento per sminuzzare le foglie in autunno; foglie e rami triturati potranno essere utilizzati come pacciamatura autunnale.

 

In autunno, in fase di impianto oppure di riordino, è quindi indispensabile rimuovere eventuali spontanee indesiderate, tagliare gli steli sfioriti che non volete lasciare come decorazioni invernali, eventualmente fare una leggera sarchiatura del terreno e poi coprire il tutto con uno strato di pacciamatura alto almeno 3-4 cm.

A proposito di spontanee indesiderate: in un giardino sano e senza trattamenti chimici vi stupirete della facilità con cui le piante si disseminano in giro; non solo quelle che avete inserito voi, ma anche clandestine infiltrate senza invito. Imparate a riconoscerle, in modo da accogliere quelle che vi piacciono; potrete lasciarle lì dove hanno scelto di germinare, trapiantarle in un luogo secondo voi più adeguato oppure rinvasarle e regalarle a qualche amico. Molte associazioni di appassionati di giardino organizzano degli incontri di scambio, in cui offrire le piantine in eccesso.
Buon lavoro a tutti!


(*) e se non lo sapete, mi concedo un attimo di auto-pubblicità e vi invito a leggere questo libro (http://maestridigiardino.com/libri/collana-scrivere-verde/ “Cosa c’è sotto – considerazioni sulla terra” disponibile anche in formato eBook)

(**) anche qui due suggerimenti di lettura, un po’ più impegnativi:

– il classicissimo “The Gardens of Gertrude Jekyll” di Richard Bisgrove, che presenta delle descrizioni molto dettagliate, corredate da disegni a colori, di alcuni fra i più famosi progetti dell’insuperata progettista creatrice del mixed border,

– “The American Meadow Garden” di John Greenlee e Saxon Holt, disponibile anche in formato eBook; a rigore non tratta della bordura mista, bensì del prato naturale, ma contiene interessanti suggerimenti decisamente diversi rispetto alla bordura come la intendiamo comunemente.

(***) maggiori informazioni qui –> http://www.movimentosereno.it/brf-il-compost-di-michel-barbaud/, molto dettagliato scientificamente, oppure qui –> http://aboutgarden.it/tag/brf-bois-rameal-fragmente/ classico post di Simonetta Chiarugi, sempre valido e accessibile.

Se non volete cimentarvi nella produzione, potete cercarlo presso le ditte che fanno il compost; nel Canavese, ad Albiano, c’è Paolo Roffino che produce anche BRF http://www.roffinocompost.it

 

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