Storia di un’aquilegia

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Questo primo post sul nuovo giardino è in realtà un ponte fra il vecchio e il nuovo.

Ho già parlato a molte persone, e forse anche qui, delle mie aquilegie e del casuale esperimento “à la Mendel”.

Comunque, ecco qui un riassunto.

Anni fa, quando lavoravo nel vivaio di Valentina e Tullio, L’Erbaio della Gorra, avevo portato a casa una piantina di qualche perenne rinvasata da poco, forse una saponaria (ma non ne sono sicura).

Pianto la piccola in un’aiuola che stavo realizzando e, dopo qualche settimana, vedo spuntare le foglioline di un’aquilegia.

Accolgo la clandestina che, nel periodo della fioritura, si produce con fiori rosa scuro del formato semidoppio senza speroni, come le varie cultivar di Barlow. In effetti, Valentina coltiva nel suo vivaio molte specie e varietà di Aquilegie, fra cui diverse Barlow.

L’anno successivo la mia aquilegia dimostra la sua prolificità e diverse altre piantine-figlie spuntano nella stessa aiuola nelle vicinanze.

Poi inizia il periodo in cui, in un altro luogo, lavoro per impiantare e avviare il vivaio e la mia aiuola viene abbandonata a se stessa per diverse stagioni.

Esposizione pieno sole, e per qualche anno nessuna bagnatura tranne quella dal cielo.

Magicamente, qualche anno dopo, non solo le aquilegie si sono trovate benissimo, ma hanno deciso di operare come tappezzanti e copri-suolo in tutta l’aiuola, con un effetto molto bello perché hanno foglie molto eleganti, con la loro forma lobata e quel colore verde un po’ glauco.

Ma la cosa più meravigliosa è la fioritura: dal mare di foglie emergono steli lunghi e diritti su cui sbocciano fiori diversi da quello iniziale, dimostrando che a partire da un solo esemplare, quindi da un’unico DNA, la combinazione del genoma dovuta all’impollinazione incrociata e le piccole mutazioni che sempre avvengono, producono comunque individui diversi.

Le tinte cambiano di tono, dal rosa scuro a diverse sfumature via via più chiare, e raramente qualche esemplare bianco.

Per anni, nessuna regressione agli speroni tipici del fiore spontaneo, ma si mantiene la caratteristica del fiore semidoppio; poi cominciano pian piano a ricomparire gli speroni.

Le piante sono rimaste nel giardino (e non so cosa ne sia stato di loro) però ho portato con me dei semi e una ciotola in cui si erano disseminati alcuni esemplari.

E ora, è fiorita la mia prima Aquilegia nella nuova casa!

Non so ancora dove seminerò le altre, sia i semi già raccolti sia quelli di questa nuova stagione. Se ripartissi solo da questi ultimi, più freschi e quindi con più alte probabilità di germinazione, ridurrei comunque di nuovo il patrimonio genetico ai pochi esemplari nella ciotola. E’ quindi importante, per questo piccolissimo esperimento casalingo, seminare anche quelli delle “sorelle” lasciate indietro, perdute e forse già estirpate.

La lezione che ho tratto e che trasmetto è che la vita ha un’energia e una capacità infinite, e che, anche con piccoli gesti banali, è possibile non solo divertirsi ma dare un piccolo contributo “consapevole” alla biodiversità.

E vivano questi bis-bis-bis nipoti della mia clandestina!

 

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