Pacciamatura

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Un’estate caldissima e siccitosa sta mettendo a dura prova non solo noi ma anche le piante.

Sono i primi effetti macroscopici del cambiamento climatico in atto, a cui purtroppo dovremo adattarci nel modo meno dannoso possibile.

La mancanza di acqua è naturalmente la criticità più significativa e grave: senza acqua gli esseri viventi muoiono. Alcuni animali e vegetali, che si sono evoluti in ecosistemi caratterizzati da periodi siccitosi più o meno lunghi, hanno messo a punto tecniche per sopravvivere fino al successivo periodo delle piogge. Essenzialmente, vanno in riposo forzato, riducendo al minimo la loro attività metabolica. Questo è il motivo per il quale spesso gli alberi dei viali in estate seccano e fanno cadere le foglie. Naturalmente, se la siccità si prolunga più del massimo sopportabile dall’organismo, questo soccombe.

Noi, e la nostra società, abbiamo dimostrato, e continuiamo a farlo, un’indifferenza che definirei criminale e suicida nei confronti di questi cambiamenti.

Indipendentemente dal fatto se sono stati causati da noi (e lo sono!) o meno, anche i negazionisti più convinti dovrebbero, per semplice istinto di sopravvivenza, mettere in atto alcune strategie di riduzione degli effetti dannosi.

Senza entrare nel merito di politiche ambientali, perché questo non è il luogo giusto, è comunque evidente che lunghi periodi di siccità porteranno ad una riduzione dell’acqua disponibile anche per i nostri giardini, sia a causa di oggettiva carenza sia per direttive di limitazione dell’uso della sempre più preziosa acqua potabile.

Quindi, dovremo adattare noi stessi e la scelta delle nostre piante alle nuove condizioni.

Questa tendenza è già in atto da qualche anno: si vedono sempre più spesso immagini, post e articoli che mostrano scorci di giardini ispirati alle praterie, belli e fioriti anche in estate.

E sono spesso associati a elenchi di piante, soprattutto erbacee a vita breve, originarie delle pianure del Nord America, la regione che da millenni è caratterizzata da estati lunghe e aride e inverni freddi.

Io qui non voglio copiare autori ben più bravi ed esperti di me, che hanno dedicato molti anni allo studio e sperimentazione di combinazioni di piante adatte a queste condizioni.

Voglio però parlare di una tecnica, da utilizzare in giardino anche in spazi ristretti, anzi soprattutto in spazi ristretti, poco adatti alle combinazioni “prairie-like”.

Questa tecnica è la pacciamatura, che ha alcuni benefici vitali:

  1. riduce l’evaporazione dell’umidità presente nel suolo e l’esigenza di irrigare
  2. ha un effetto calmierante sulla temperatura del terreno in estate e in inverno, riducendo lo stress termico a cui sono sottoposte le radici delle piante
  3. riduce la germinazione delle infestanti e la competizione con le altre piante
  4. accelera la produzione di humus, rendendo il terreno più soffice e capace di trattenere l’acqua
  5. fornisce riparo ai piccoli invertebrati, utilissimi non solo per la lavorazione del terreno, ma per sostenere la biodiversità degli animali e il controllo dei parassiti

Il modo migliore per procurarsi la pacciamatura è l’autoproduzione, utilizzando gli scarti di potatura e le foglie raccolte in autunno. A questo scopo un biotrituratore sarà utilissimo, più o meno grande in base alla dimensione del giardino e della quantità di “lavoro” che dovrà fare.

Se il materiale utilizzato è più legnoso, impiegherà più tempo a decomporsi, mentre le foglie di piante decidue, triturate e usate come pacciamatura in autunno, in primavera saranno in parte decomposte e trasformate a loro volta in humus.

Io suggerisco di triturare il materiale quando viene raccolto, quindi in autunno le foglie e in inverno o a fine inverno le potature.

Usatelo subito, distribuendolo sul terreno nelle aiuole. Se ne avanza, potete raccogliere le foglie per farne compost oppure raccoglierlo in sacchi da riutilizzare in primavera. In questo caso, usate sacchi di iuta, per permettere la traspirazione dell’eventuale umidità residua.

Potete usare anche le potature verdi, quelle raccolte dopo la fioritura primaverile delle piante, come Syringa o Forsythia: in questo caso, potete mescolarle alla pacciamatura secca prodotta in autunno o inverno. Questo ridurrà l’eccesso di umidità presente nelle foglie che potrebbe generare marciumi se troppo compattato.

L’unica avvertenza è quella di non utilizzare materiale malato, perché potrebbe diffondere il patogeno nel giardino: in questo caso la soluzione migliore, se possibile, è quella di bruciare il materiale ed eventualmente utilizzare la cenere nel compost per arricchirlo di calcio e potassio.

In molte zone è proibito accendere fuochi in giardino; è una direttiva giusta, soprattutto perché si possono diffondere incendi incontrollati. Ma, tagliato a pezzi, potete bruciare il vostro materiale nel camino o nella stufa e raccogliere la cenere prodotta.

Quella della pacciamatura è un’arte, sorella del compostaggio.

E, esattamente come il compostaggio, ci insegna non solo a considerare che in natura non esistono scarti ma solo risorse, ma che ogni azione ha effetti che si propagano nel tempo e che il famoso “pronto effetto”, versione giardinicola del “tutto subito” che caratterizza la nostra società, semplicemente non funziona.

Quindi, per proteggere le piante dalla siccità estiva, è necessario pianificare e agire in autunno e in inverno.

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