Ku Yu – pioggia dei cereali – da 19/4 a 4/5/2016

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Questa è la stagione delle piogge primaverili che accelerano la crescita di tutti i cereali (e non solo!).

Oggi (18 aprile) un vento forte ha spostato nuvole nerissime or qua or là, facendo capire che probabilmente sta piovendo, e anche in modo deciso, non troppo lontano.

In questo post però vorrei scrivere non di lavori, ma di un libro.

Si tratta di Meadows by Design di John Greenlee, edito da Timber Press.

E’ un libro molto interessante per chi vuole approfondire l’argomento “prato naturale” o “prato fiorito”.

In effetti, in inglese ci sono due parole ben distinte, lawn e meadow, per identificare il classico prato all’inglese, semplicemente verde, uniforme, rasato regolarmente, e il prato naturale, composto da diverse specie vegetali, non solo graminacee, molto più vario esteticamente e che richiede una gestione ben diversa dalla classica, e semplice, rasatura.

La parola meadow corrisponde all’italiano campo, prato da pascolo, ma queste non rendono l’idea, per lo meno non dell’uso che se ne vuole fare oggi in giardino.

Infatti negli ultimi tempi si tende a pubblicizzare il prato fiorito o naturale come una soluzione magica per ottenere bellissimi prati fioriti in modo naturale, con poca o nulla manutenzione.

Ecco, leggete questo libro e vi renderete conto che non c’è niente di più lontano dalla realtà.

Una prateria, l’ambiente naturale a cui ci si ispira, è infatti un ecosistema ben definito, anzi ci sono diversi ecosistemi naturali a cui ispirarsi:

  • il primo è la classica prateria del Nord America, grandi distese pianeggianti, esposte a condizioni atmosferiche molto più ampie del bosco o della radura, a cui assomigliano i nostri giardini dal punto di vista delle condizioni climatiche; le praterie sono infatti spazzate da venti violenti, scrosci di pioggia torrenziali, lunghe siccità, giornate con molte ore di insolazione, e le piante che le compongono in natura si sono evolute in modo da sopportare anche il passaggio di numerose mandrie di erbivori, di cui sono il “pasto”
  • la steppa, equivalente russo della prateria americana, è caratterizzato da condizioni di siccità e temperatura ancora più estreme
  • analogamente, la savana, è una prateria adattata alle condizioni calde e siccitose dell’Africa, e il bush australiano assomiglia molto alla savana, tranne le ovvie differenze di specie botaniche
  • c’è poi il pascolo montano, quello che io associo a Heidi e alla sua capretta, protetto nelle valli di montagna, con un clima più dolce e meno sollecitazioni

Ora, escludendo la steppa, la savana e il bush, che forse non sono il vostro obiettivo primario, levatevi dalla testa di riprodurre a casa vostra una prateria o un pascolo alpino, a meno che non siate un miliardario americano o un erede austroungarico.

Quello che invece propone il libro di Greenlee è l’utilizzo di piante erbacee, soprattutto perenni ma non solo, per creare uno spazio verde che visivamente e psicologicamente si ispira alla prateria.

Le foto, come sempre in questi libri, sono bellissime e invogliano subito a sostituire il proprio insulso pratino e regalare la tagliaerba.

Ma, per favore, prima di lanciarvi in questa avventura, leggete con attenzione i capitoli 7 (Making a Meadow) e 8 (Establishing and Maintaining a Meadow).

Infatti scoprirete che la realizzazione di un meadow richiede tempo e lavoro, e tutto inizia con l’eliminazione di tutte le specie presenti nello spazio che volete dedicare al vostro nuovo progetto: sembra infatti che sia impossibile inserire gradualmente le vostre nuove specie, con un mutuo adattamento fra loro e altre specie vegetali preesistenti, soprattutto quelle che noi consideriamo erbacce, e che dal punto di vista ecologico sono essenzialmente pioniere, quindi resistentissime, e super-prolifiche.

Inoltre, l’autore suggerisce e consiglia di creare il meadow non da seme (più complesso per il motivo indicato sopra) ma con piantine in vaso e questo aumenta notevolmente il costo del progetto.

E la manutenzione deve essere fatta con delicatezza e criterio: non bastano una o due falciate all’anno, ammesso e non concesso che sappiate usare una falce, ma occorre regolarmente assicurarsi che non si inseriscano piante indesiderate e, spesso, la manutenzione e il taglio sono differenziati in base alla specie; io trovo esilaranti ma inquietanti le foto in cui si effettua il taglio con i forbicioni da siepe!

Comunque, anche se alla fine opterete per una più semplice riduzione del pratino a favore di una nuova aiuola e continuerete a tagliare regolarmente il prato, è una lettura interessante, soprattutto perché vi fornisce un’idea molto più chiara di un ecosistema vegetale composto prevalentemente da piante erbacee.

Esiste anche una versione digitale (The American Meadow Garden)

Meadows by Design

The American Meadow Garden

Naturalmente, se avete esperienza personale di realizzazione di prati naturali, non esitate a fare coming-out!

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